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Affabulatoria, “povera”, ma certo nobilissima nella sua forma creativa.
Semplicemente, frutto del genio locale, che fa di quest’artigianato, o arte che dir si voglia, un “unicum” nel suo genere, finanche dal punto di vista della collocazione sul territorio.
Nella storia e a tutt’oggi, infatti, la cartapesta è ancorata alla città di Lecce in un binomio inscindibile.
Legata e connaturata all’architettura barocca, alla grandiosa stagione artistica sviluppatasi durante i secoli XVII e XVIII, e dalla quale prende le mosse e la interpreta, verrebbe a dire, con “leggerezza” e disincanto.
Sicchè, se da una parte l’arte barocca leccese lega la sua fioritura alle locali scuole degli scalpellini della pietra, la famosa “pietra leccese”, dall’altra la cartapesta (con la sua straordinaria versatilità di prestarsi a imitare materiali più nobili, come argento, marmo o bronzo), riconduce al tempo in cui, grazie soprattutto alla committenza religiosa, aveva determinato una vera nobilitazione del tradizionale esercizio artigiano, che veniva ad identificarsi col fenomeno del barocco.